trentundodici

Fotografia di una fine e di un freddo cosmico, che ti gela le ossa da dentro.
Fotografia di un buco nero che succhia il tempo, delle occasioni che hai perso e che non hai cercato, dei baci che non hai dato, di un treno che fa sempre lo stesso percorso e sei quasi felice quando si guasta, perché ti spezza la routine.
Fotografia di un televisore in cui ragazzetti cantano pessime canzoni davanti a folle di gente folle che finge d’essere felice, illudendosi di scampare al nero che tutto succhia, all’ineluttabilità del conto alla rovescia in sovrimpressione.
E’ solo un numero che cambia.
Sei solo un numero che non cambia.
E forse è proprio questa la fregatura: il bruciante desiderio di volerlo guidare, quel treno, il desiderio che ti mangia da dentro di prendere i comandi e portarlo ovunque, e poi su, sempre più su, a viaggiare nel cielo stellato come in quel vecchio cartone animato.
Ma stiamo arrivando nuovamente alla stazione, e anche quest’anno le luci sono spente.
E domani si riparte.

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