non lo sentite anche voi?

Uno schermo completamente nero, senza nemmeno i menù. I caratteri bianchi, a spaziatura singola, eleganti.
I miei occhi stanchi di una giornata di lavoro, dietro gli occhiali leggermente macchiati.
Osservo lo sfondo nero, respirando profondamente.
Respirando quel familiare ed infinito senso di meraviglia, quella gioia smarrita di un bimbo in un negozio di giocattoli. Quella sensazione di avere tutti i mondi possibili, ed anche quelli impossibili, a portata di mano.
Forse ne uscirà un testo patetico, banale, simile a tanti altri. Ma sarà il *mio* testo.
Qualcosa di nuovo, che prima non esisteva.
Un segno in più del mio passaggio, come l’impronta in un bosco.
Qualcosa che potrebbe persino sopravvivermi, qualcosa che tra cinquanta, cent’anni potrebbe finire davanti agli occhi di qualcuno che sta curiosando su una vecchia pagina web, o tra i file di una chiavetta usb dimenticata in uno scatolone, o tra un mucchietto di fogli di carta abbandonati in uno scantinato.
Qualcosa che potrebbe persino riuscire a trasmettere un’emozione a qualcuno, ad accendere un pensiero, un ricordo, una riflessione.

Abbiamo tutti un grande potere, noi che scriviamo le cose su uno schermo o su un foglio di carta.
Ma il bello è che ce l’avete anche voi, voi che non ci avete mai provato, o che dite di “non avere talento”: la scrittura può essere uno dei tanti modi per esercitarlo, ma certamente non il solo.
Abbiamo il potere di preservare l’umano, in un mondo che appare sempre più disumano.
Abbiamo il potere di regalare qualcosa di bello.
Abbiamo il potere di lasciare un segno permanente, anche piccolo, piccolissimo.
Abbiamo il potere di fare da scudo alla negatività, da barriera agli sfoghi frustrati e contagiosi come malattie, da contraltare all’abbaiare dell’imbecillità.
E fa male, fa male quasi fisicamente, pensare a tutto questo potenziale umano inespresso, a tutti i sorrisi che giornalmente avremmo potuto regalare e non abbiamo regalato, a tutte le persone che avremmo potuto ascoltare e non abbiamo ascoltato, a tutto quello che ogni giorno avremmo potuto creare e non abbiamo creato. Fa male quasi fisicamente pensare a chi si è lasciato travolgere dalla disumanità imperante, lasciando cadere tutte le barriere in un impeto di stanca rassegnazione.
Non lo sentite anche voi, questo dolore?

indietro

Siamo rimasti indietro, noi.
Noi che ancora scriviamo storie di parole, mentre voi le create con le foto.
Noi che siamo Bach, voi che siete trap.
Noi che vorremmo integrare, voi che volete dividere.
Noi che sappiamo cambiare idea, voi che difendete posizioni come sentinelle impazzite.
Noi che ancora diamo del lei, voi che date del tu a chiunque.
Noi che ancora sappiamo respirare, voi sempre affannati.
Noi che siamo sempre in orario, voi che trovate sempre ingorghi.
Noi che ancora arrossiamo, voi che non vi vergognate più di nulla.
Noi che siamo rimasti indietro, mentre il mondo è corso avanti.

È così che il mondo finirà:
noi indietro e voi avanti,
verso il precipizio.

somiglianze

Ogni tanto, incontrando un ragazzetto che sfreccia per strada con uno skateboard o in bicicletta, mi capita di cogliere una fugace somiglianza con uno di quelli che furono i miei compagni di scuola.
E’ un momento strano, incantato.
Quasi mi pare di tornare a quella lontana, magnifica età di serenità, di assenza quasi totale di preoccupazioni, in cui il cruccio maggiore poteva essere un brutto voto in matematica.
Quasi mi pare di poter dire “ciao”, a quel ragazzetto, di poter esclamare “ci vediamo domani a scuola!”, oppure di potergli chiedere “ti va di venire ai giardinetti alle quattro?”.
Quasi mi pare, perfino, di scendere di statura, di tornare magicamente alto come lui, di poterlo fissare negli occhi senza chinarmi.
Poi torno in me.
E l’unica cosa che mi viene voglia di dire a quel ragazzetto, che ormai sicuramente si sarà allontanato, forse cogliendo di sfuggita lo sguardo perso nella fantasia di quel quarantenne svitato con gli occhiali, l’unica cosa che voglio dirgli è una sola.
Non crescere, amico.
Non crescere più.
E quando la vita ti costringerà a farlo, non ti dimenticare mai di questi anni e della tua bicicletta, del tuo skateboard, di quella prorompente voglia di vivere che non ti faceva star fermo un attimo.
Perché quando la magia fuggirà dal tuo cuore, fuggirà svelta.
E quando te ne accorgerai, come me ne sono accorto io, come ce ne siamo accorti tutti noi grandi ad un certo punto della nostra esistenza, forse all’inizio non ci farai nemmeno caso, ma in una notte di luna piena quel dolore lo sentirai, lo sentirai eccome.
Inizierà come un vago senso di disagio, per trasformarsi in un senso di profonda, folle, insopportabile solitudine. I tuoi occhi si riempiranno di lacrime.
Sentirai che ti aggredirà, che inizierà a mangiarti da dentro.
E ti farà male. Malissimo.

Pregherò anche per te stanotte, piccolo.
Pregherò per tutti noi.
E non dimenticare mai che la vita è meravigliosa, sempre e comunque e nonostante tutto… se non lascerai mai andare quella bicicletta.

prima di piangere ancora

Fotografia di un agosto che vola via, come un bacio da troppo atteso e già dimenticato.
Non c’è mai abbastanza agosto, per chi vorrebbe essere felice.
Guardo questo cielo grigio di preoccupazioni, sento il profumo del freddo e aggiorno ancora una volta la lista di ciò che ho sognato, di ciò che non è accaduto, di ciò che ho sperato.
Poi prendo un altro foglio, un’altra penna (quella bella), e scappo.
C’è un’altra storia da raccontare, c’è un altro mondo in cui rifugiarsi.
Prima di piangere ancora.

ponti

Quanto invidio la forza di queste persone. Quanto la ammiro.
La forza di essere presenti ad un funerale dopo aver perso la famiglia o gli amici più cari, di ascoltare un uomo anziano con un cappello buffo che racconta di un regno dei cieli in cui ora le persone perse saranno felici, in cui vivranno per sempre.
La forza di non alzarsi a prendere a sberle quell’uomo col cappello buffo, di non urlargli con tutto il fiato del mondo “Non dire stronzate!”, nonostante la propria parte razionale, sotto sotto, stia fremendo come un animale in gabbia.
E il desiderio forte, bruciante, dilaniante, di crederci davvero, nonostante il dolore straziante o forse proprio grazie a quello, nonostante la morte nel cuore e nell’anima, nonostante la casa che non c’è più, nonostante una vita da ricominciare.

i miei propositi per l’anno nuovo

I miei propositi per l’anno nuovo.

Continuare a respirare il profumo della vita, a respirarlo sempre più forte, fino a farmi esplodere i polmoni.
Scrivere quel libro che ho in testa da mesi, ma senza pubblicarlo, perché la vanità la lascio agli altri.
Meravigliarmi, almeno una volta al giorno.
Continuare a cercare un senso profondo in ogni cosa, in ogni filo d’erba, in ogni alito di vento.
Godermi anche i momenti in cui mi sentirò morire, pregustando il meraviglioso momento in cui risorgerò, perché alla fine si risorge sempre.
Fare un bagno quotidiano nei bei ricordi, per sentirmi salvo.
Tornare a ridere, ma a ridere davvero, perché a volte la vita fa di tutto per farti dimenticare come si fa.
Apprezzare l’imprevisto, ma soprattutto la splendida energia che tiro fuori quando lo affronto.
Non reprimere più l’emozione, un complimento o un sorriso, perché vive davvero solo chi si lascia andare.
E non dimenticare che sono vivo, non dimenticarlo più, non dimenticarlo mai.

il treno

E quanto sarebbe bello, pensavo, se questo treno di pendolari, ogni mattina, mi portasse non nel paesello in cui lavoro, ma in una città diversa, a sorpresa.
Parigi, Londra, Tokyo, perché i treni dei sogni se ne fregano del mare e delle distanze.

(quanta voglia d’eternità, in un caffè macchiato. le auto là fuori si fermano, i pensieri si fermano, il tempo si ferma e quasi vorresti che ti durasse per sempre, un caffè inesauribile, per non consumarti più, per non morire un po’ anche oggi.)

il distributore automatico

Osservo incantato questo distributore automatico di bevande calde, mentre mi prepara un caffè macchiato, e me ne torna in mente un altro. Quello delle palline trasparenti, di fronte alla panetteria, con le loro piccole sorprese meravigliose.

Oggi quella panetteria non c’è più. È stata sostituita da una macelleria islamica.

Ma un giorno, lo so, ripasserò da quelle parti, e ancora prima di girare l’angolo sentirò l’odore della focaccia appena sfornata portato dal vento.
Un giorno, lo so, quella panetteria tornerà ad essere dove è sempre stata, e ci sarà anche il distributore automatico, e sulla fessura ci sarà ancora scritto “200 lire”. Tornerò ad incantarmi davanti allo scomparto delle palline, con la cartella sulle spalle, in attesa della mamma che finisce le compere nel negozio e con la segreta speranza di vederla inserire una monetina.

Un giorno, lo so, tornerò ad essere felice.

domenica è sempre domenica

Ogni tanto mi piace, nei giorni di festa come questo, fermarmi per un po’ ad osservare la Santa Messa trasmessa in televisione.
Tutta quella gente pacifica, tranquilla, riunita in un rito millenario nel nome di una credenza comune, per qualche minuto mi fa illudere che un mondo migliore sia davvero possibile.
Illusione che si frantuma in un secondo, quando cambio canale e trovo la faccia della D’Urso o la pubblicità di una pomata contro le emorroidi.
Però quant’è bello, essere ancora capace di sognare un po’.