blatte da tastiera

agosto 21st, 2017 § 0 comments § permalink

Ma dopotutto un po’ mi piacete ancora, voi blatte da tastiera che infettate quotidianamente i social. Mi piace immaginare di osservarvi, mentre vi state agitando come batteri impazziti sotto il vetrino di un microscopio. La vostra totale assenza di civiltà continua a sorprendermi, ogni giorno di più.
E’ stupefacente notare, ad esempio, quanto siate capaci, sotto post che parlano di qualunque argomento (chessò, la morte di Jerry Lewis, il calcio, la fusione fredda), di mettervi allegramente a parlare di tutt’altro, di solito di politica e della questione immigrati. Come se le cose che vi indignano di più siano le sole di cui la gente sia autorizzata a parlare, perché l’avete deciso voi in quel preciso istante, e guai, guai a contestarvi, poveri cucciolotti in cerca di attenzione! Siete talmente tristi nel vostro blaterare che a volte mi viene voglia di prendere uno di voi e di dargli un pizzicotto sulla guancia.
E’ pateticamente comico il vostro tono eternamente incazzato, pieno di livore verso l’universo. Il modo in cui insultate perfetti sconosciuti, rei di avere contraddetto una vostra insindacabile tesi. A volte mi ricordate un po’ quei cagnetti che non smettono mai di abbaiare, solo che magari loro hanno qualche ragione in più di voi per farlo.
E’ vergognosamente disumano il vostro razzismo sempre più esplicito, sempre meno trattenuto. Siete riusciti ad infettare in parte anche me: quanto vorrei cacciare *voi* dall’Italia, perché voi sì che siete “diversi”, ma lo siete davvero!
Abbassate la cresta, Dio santo: dopotutto cagate anche voi, o no?

Ma tanto avete vinto, lo so bene.
Non sarà certo una legge a bloccarvi, perché i tribunali sono già intasati; non sarà Facebook, perchè a Facebook interessa soltanto avere più gente possibile a cui mostrare pubblicità.
Siete perfettamente riusciti nella vostra missione, care le mie pantegane da tastiera: rovinarci questa opportunità di diventare un paese migliore e più civile. Perché si diventa più civili anche con la discussione comune, col ragionamento pacato e collettivo, col riconoscimento dei propri errori. Con l’aprirsi agli altri: bianchi o neri, cattolici o musulmani che siano.
Proprio quegli “altri” di cui avete questa patetica, comica, fottutissima paura.

Svegliatevi, imbecilli. Siamo un sacco di gente, su questo pianeta: il mondo non gira attorno a voi.

desideri

agosto 10th, 2017 § 0 comments § permalink

Il cielo era sereno e punteggiato di stelle in modo quasi irreale, quella notte del 10 agosto. Ne avevo approfittato anch’io, come tante persone, per attendere una stella cadente e poter esprimere il mio desiderio.
Nel frattempo ammiravo lo spettacolo di una luna magnifica, incantato come un bambino, cercando di distinguere qualche costellazione attingendo ai ricordi di tanti e tanti anni prima.

Ad un certo punto, mi parve di vedere una stella muoversi.
No, non stava “cadendo“: si stava solo spostando, lentamente, dal punto in cui era.

Mi strofinai gli occhi. Ero sobrio, vi giuro.

Poi anche le stelle vicine, piano piano, cambiarono di posizione.
Era uno spettacolo incredibile.

Stavano formando un disegno.

Ci misi un po’ a capire che il disegno era la rappresentazione, schematica ma assolutamente riconoscibile, di un dito medio alzato.

l’uomo che non poteva andare in vacanza

agosto 4th, 2017 § 0 comments § permalink

L’uomo che non poteva andare in vacanza ci riprovò anche quell’anno.
“Questa volta ce la farò”, aveva pensato tra sé e sé più volte, mentre percorreva l’autostrada.
Aprì la porta della casa al mare, acquistata coi risparmi di una vita ma mai utilizzata, cercò a tastoni l’interruttore ed accese la luce.
Si ritrovò nel suo ufficio di Milano, in infradito e bermuda e con la valigia ancora in mano, davanti alla giovane receptionist, che scoppiò a ridergli in faccia.

simulacri

agosto 3rd, 2017 § 0 comments § permalink

Una volta scrivevo cose, per lo più in privato (qualcuna anche in pubblico), poi ho smesso.
Un po’ perché scrivere è sanguinare, ed ero stufo di dover ripulire tutte le volte la tastiera.
Ma anche perché sono un tipo che, da buon Vergine, ama la precisione… mentre invece, con la scrittura, dovevo confrontarmi di continuo, ad ogni parola, ad ogni riga, con l’approssimazione.

Le parole sono simulacri: scrivere è soltanto la rappresentazione approssimativa di una realtà, di un pensiero o di una fantasia. Si crea uno scheletro, il resto lo riempiono i lettori con le loro esperienze, la loro capacità immaginativa, le loro deduzioni più o meno logiche.
Ogni storia è incompleta: quella raccontata in un libro, in un film o in un quadro, quella che ti racconta il tuo amico del cuore parlandoti della ragazza appena conosciuta. La realtà non è mai rappresentabile nella totalità dei suoi aspetti.

E anche la storia della nostra vita non sfugge alla regola, no? Non è forse anch’essa l’approssimazione di una vita vera e vissuta pienamente, dei nostri desideri, delle nostre speranze?
Il lavoro che sei costretto a svolgere ogni giorno, ma che non è quello che volevi fare. La tua automobile, ormai ridotta ad un ferrovecchio. Il figlio meraviglioso che avevi, prima che quello stramaledetto incidente te lo portasse via.

Siamo tutti fabbricanti di sogni, modesti artigiani, scultori d’amori che non sono per sempre, di desideri colorati come arcobaleni, fragili ed evanescenti come bolle di sapone.
Speriamo sempre nell’utopia, nel riuscire a trovare, un giorno, la quadratura del cerchio, quel magico quid che ci faccia interrompere, un giorno, quella continua e costante ricerca, che ormai è parte di noi come il nostro respiro.

E’ impossibile, un po’ l’hai sempre saputo.
Non accadrà mai, non troverai mai nulla.
Ma continui, continui a cercare.
E Dio, quanto siamo belli quando continuiamo a provarci, sorridendo e credendo di crederci ancora.

E forse la felicità è proprio questo, è solo questo.
Credere di crederci ancora, nonostante tutto.

Where am I?

You are currently viewing the archives for agosto, 2017 at la bellezza della calla.