il cuscino

luglio 22nd, 2017 § 0 comments

E allora ti attacchi a qualsiasi cosa, come una zecca.
Ti attacchi ad una canzone, al sole che splende, al sorriso di una ragazza intravista su Facebook, una che non conosci e che magari in realtà è un barbuto cinquantenne con la pancia.
Ti attacchi ad un banale cambio di prospettiva, ti siedi a sinistra sull’autobus anziché a destra come fai sempre, soltanto per introdurre una variazione alla routine, un imprevisto, un qualcosa di nuovo.
Usi lo sguardo per cercare il bello, disperato come un cane alla ricerca del padrone. Lo trovi nelle cose più disparate: in un albero, in un fiore che cresce solitario in un praticello malandato, nella geometria delle pietre che ricoprono una piazza o un vialetto. Nella speranza che domani, per qualche strano motivo, potrebbe pure essere un giorno migliore.
Ti attacchi e cerchi il bello, ti attacchi e cerchi, cerchi e ti attacchi.
Poi ti fermi per un secondo… e trovi lo spillo, no? Ti accorgi all’improvviso, anche se in realtà già lo sapevi, che basta un nulla per sgonfiare quel gigantesco cuscino di gomma che ti schiacciava la faccia e non ti faceva respirare, che non ti faceva ridere più, che non ti faceva vedere più la vita per com’è davvero.
E finalmente riesci a pungerlo, quello stramaledetto cuscino, anche se in realtà si stava già sgonfiando da solo.
Piano piano diventa piccolo, sempre più piccolo, fino a sparire.
Fino alla prossima volta.
Tra un giorno, un mese, sei mesi, quando sarà.
Ma sempre a tradimento, quando meno te l’aspetti.

E chissà se la prossima volta lo troverai ancora, quello spillo.

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