prima di piangere ancora

settembre 1st, 2018 § 0 comments § permalink

Fotografia di un agosto che vola via, come un bacio da troppo atteso e già dimenticato.
Non c’è mai abbastanza agosto, per chi vorrebbe essere felice.
Guardo questo cielo grigio di preoccupazioni, sento il profumo del freddo e aggiorno ancora una volta la lista di ciò che ho sognato, di ciò che non è accaduto, di ciò che ho sperato.
Poi prendo un altro foglio, un’altra penna (quella bella), e scappo.
C’è un’altra storia da raccontare, c’è un altro mondo in cui rifugiarsi.
Prima di piangere ancora.

il libero arbitrio

agosto 29th, 2018 § 0 comments § permalink

Soli, da qualche parte nell’universo, padre e figlio osservavano il Creato dalla terrazza che sovrasta ogni cosa, nella parte più alta del Regno dei Cieli.
Miliardi di stelle, di pianeti, di soli e lune, che fluttuavano nel vuoto e nel gelo da milioni e milioni di anni.
Ogni volta che saliva lì sopra, al Figlio di Dio venivano gli occhi lucidi. Era ancora capace di meravigliarsi, nonostante più di duemila anni fossero passati da… da quel momento.
Per suo padre, invece, la cosa era diversa: la meraviglia aveva da tempo immemore lasciato il posto alla disperazione più terribile, più dilaniante, per gli esseri umani, per le sue creature. Pensava continuamente a ognuna delle singole azioni che avevano compiuto, che compivano quotidianamente. Non riusciva a smettere di pensare al loro folle impeto di autodistruzione, alla loro continua corsa verso la perdita di quello che li rendeva davvero umani. Sembrava quasi che ad un certo punto della loro storia avessero deciso che no, non ne valeva più la pena, che era meglio dimenticare gli insegnamenti del libro che aveva presuntuosamente scritto e sopravvivere alla giornata.
Come sempre lo sguardo dei due, nel modo in cui solo il loro sguardo poteva fare, si focalizzò sul nostro mondo e poi si spostò su quella strana sporgenza a forma di stivale, nel mare che gli umani avevano chiamato Mediterraneo.
Videro una nave, poi un’altra e un’altra ancora, piena di poveracci, di disgraziati, di gente che fuggiva da guerre, da atrocità, dalla miseria o dalla tirannia.
Videro un uomo grasso, una persona che era stata scelta per rappresentare il paese, che parlava di chiusure, di respingimenti, che diceva chiaramente che quei poveri uomini, lì, non avrebbero trovato asilo.
“Padre”, disse il Figlio di Dio, “è da tanto tempo che vorrei chiederti una cosa, ma non vorrei certo recarti offesa.”
“Parla, figlio mio.”
“Perché… perché hai dato loro il libero arbitrio?”
Il Creatore fece una pausa.
“Sai come direbbero loro, figlio mio?
Che ho fatto una cazzata.”

ponti

agosto 18th, 2018 § 0 comments § permalink

Quanto invidio la forza di queste persone. Quanto la ammiro.
La forza di essere presenti ad un funerale dopo aver perso la famiglia o gli amici più cari, di ascoltare un uomo anziano con un cappello buffo che racconta di un regno dei cieli in cui ora le persone perse saranno felici, in cui vivranno per sempre.
La forza di non alzarsi a prendere a sberle quell’uomo col cappello buffo, di non urlargli con tutto il fiato del mondo “Non dire stronzate!”, nonostante la propria parte razionale, sotto sotto, stia fremendo come un animale in gabbia.
E il desiderio forte, bruciante, dilaniante, di crederci davvero, nonostante il dolore straziante o forse proprio grazie a quello, nonostante la morte nel cuore e nell’anima, nonostante la casa che non c’è più, nonostante una vita da ricominciare.

il dubbio

febbraio 12th, 2018 § 0 comments § permalink

All’improvviso una serie di visioni si manifestarono davanti ai suoi occhi.
Vide l’interno di una strana gabbia semovente di metallo, con alcuni rettangoli trasparenti ai lati. C’era dentro qualcuno che puntava un piccolo oggetto metallico verso alcune persone dalla pelle scura, premeva un pulsante e quelle urlavano di dolore, cadevano, si contorcevano.
Vide qualcuno vestito di verde che incitava all’odio un sacco di persone, che applaudivano ed esultavano come invasate.
Vide un luogo affollato, pieno di gente che ballava, poi sentì una raffica di rumori e ci furono strilli, dolore, fughe, terrore.

“Cosa risorgo a fare?”, si chiese.

Sentì una voce nella sua testa.

“Sia fatta la tua volontà, Padre”, sussurrò.
Si asciugò una lacrima, poi aprì il sepolcro.

dreams

gennaio 21st, 2018 § 0 comments § permalink

Nel sogno camminavo su una spiaggia, al tramonto.
Una stupenda ragazza stava venendo verso di me, vestita soltanto di un prendisole bianco. Lunghi capelli castani, occhi azzurri, un corpo perfetto.
La ragazza mi guardò negli occhi. Senza dire nulla, mi prese per le spalle ed avvicinò le sue labbra alle mie.
Poi l’immagine del sogno cambiò all’improvviso. Sempre, sempre sul più bello. Maledizione.
Ora un tizio vestito da chef stava decantando le virtù di un coltello.

Mi svegliai, tolsi il casco ed accesi il portatile.
Andai sul sito di Amazon, nella sezione “Amazon Dreams”. “GUADAGNA COI TUOI SOGNI!”, era lo slogan riportato a caratteri cubitali in cima alla pagina.
Impiegai un quarto d’ora a cercare il link per disdire l’iscrizione, poi lo trovai e lo cliccai.
Comparve una finestrella sullo schermo: “Attenzione: il vostro credito attuale è di € 10.50. Cancellando il vostro abbonamento, questo verrà perduto. Continuare?”.
Cliccai su “Conferma”.
Il coltello del sogno continuò a comparirmi in homepage per il mese successivo, poi finalmente Amazon dedusse che non mi interessava.

dolores

gennaio 16th, 2018 § 0 comments § permalink

Era sempre così, lì nel gelo e nella solitudine del Regno dei Cieli, da qualche parte ai confini del cosmo.
Moriva qualcuno sulla Terra, qualcuno di famoso, di particolarmente importante, e gli arrivavano queste ondate di disperazione, di impotenza, ma soprattutto di rabbia, tanta rabbia.
Gli facevano male.
Ne sentiva la consistenza, lo colpivano quasi fossero solide, mentre osservava il Creato dalla terrazza che sovrastava ogni cosa.

Davano la colpa a lui, sempre a lui.
Dicevano che si prendeva sempre quelli migliori, in maniera del tutto arbitraria, prima loro e poi gli altri, come se fosse una specie di folle tiranno privo di emozioni che si accanisce contro le sue stesse creature.
Quanto gli facevano male.
Quante cose che ancora non sapevano.
E quanto li amava ancora, nonostante tutta quell’ignoranza, quell’odio, quell’indole distruttrice.
Ricominciò a piangere.
Fatemi morire, pensò. Non sono più in grado di sopportare tutto questo.

Stava arrivando una giovane donna dal nome spagnolo, dalla voce d’angelo e con l’Irlanda negli occhi.
Non poteva abolire la morte, non era certo “onnipotente” come lo definivano, e il pianeta sarebbe andato al collasso in breve tempo. Ma forse avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa, qualunque cosa, per renderla più sopportabile.
Pensò di farle un regalo.
Scese giù nei Giardini, camminò per un po’ e si fermò davanti ad un cedro. Mise le mani attorno al tronco e lo abbracciò.
L’albero scomparve, per tramutarsi in qualcos’altro.

Entrò nella sala ricevimento, buia, costellata di colonne e di candele. La donna era già lì, si stava guardando attorno, spaesata come milioni e milioni di altre persone prima di lei.
C’era nel suo fisico minuto tanta fragilità, ma quegli occhi erano ancora pieni di vita, di forza, di voglia di vivere.
E’ successo un’altra volta troppo presto, pensò Dio. Maledizione.
Per un fuggevole momento pensò che si sarebbe potuto persino innamorare di lei.
Scosse la testa e fece uscire quel pensiero. Non poteva, non poteva permetterselo.

La donna ora lo stava fissando.
Dio la abbracciò.
L’intera stanza si riempì di luce bianca. La donna si sentì libera, leggera, in perfetta comunione mentale con ogni più piccola particella dell’universo.
Una lacrima le cadde sulla spalla.

Si sciolsero dall’abbraccio.
“Ho una cosa per te”, disse Dio.
Andò in uno stanzino sul retro, per tornare con il suo regalo.
Il volto della donna si illuminò di un sorriso meraviglioso, mentre lei prendeva tra le mani la sua nuova chitarra.

i miei propositi per l’anno nuovo

gennaio 16th, 2018 § 0 comments § permalink

I miei propositi per l’anno nuovo.

Continuare a respirare il profumo della vita, a respirarlo sempre più forte, fino a farmi esplodere i polmoni.
Scrivere quel libro che ho in testa da mesi, ma senza pubblicarlo, perché la vanità la lascio agli altri.
Meravigliarmi, almeno una volta al giorno.
Continuare a cercare un senso profondo in ogni cosa, in ogni filo d’erba, in ogni alito di vento.
Godermi anche i momenti in cui mi sentirò morire, pregustando il meraviglioso momento in cui risorgerò, perché alla fine si risorge sempre.
Fare un bagno quotidiano nei bei ricordi, per sentirmi salvo.
Tornare a ridere, ma a ridere davvero, perché a volte la vita fa di tutto per farti dimenticare come si fa.
Apprezzare l’imprevisto, ma soprattutto la splendida energia che tiro fuori quando lo affronto.
Non reprimere più l’emozione, un complimento o un sorriso, perché vive davvero solo chi si lascia andare.
E non dimenticare che sono vivo, non dimenticarlo più, non dimenticarlo mai.

rewind

gennaio 13th, 2018 § 0 comments § permalink

E’ da stanotte che questa scena mi gira per la testa. Chissà se diventerà mai un racconto vero e proprio, uno dei tanti che nessuno mai leggerà, o se andrà a finire anche questa nel cimitero dei miei deliri.


Notte.
L’uomo si sveglia, si alza, va in bagno. La sveglia sul comodino, con i suoi caratteri azzurri un po’ troppo luminosi, segna 04:31.
Rientra nella stanza alle 04:34, torna a coricarsi, chiude gli occhi. Tenta di riaddormentarsi.
Passano ventuno minuti.
L’uomo non riesce a riprendere sonno. Riapre gli occhi, poi li richiude. La sveglia segna le 04:55.

La cosa accade qualche minuto dopo, alle 04:58.

Gli occhi chiusi dell’uomo si riempiono all’improvviso di una luce bianca, fortissima, simile al flash di mille macchine fotografiche. Una scossa di terremoto scuote la stanza, o forse è solo il rombo fortissimo di un jet passato a mezzo metro di distanza. Il tutto dura meno di un secondo.
L’uomo scatta a sedere, con il cuore che batte all’impazzata.
“Cristo santo”, esclama. Inizia a sudare. Rimane seduto, immobile, terrorizzato, con la coperta stretta tra le braccia. Non succede nient’altro.
L’uomo tende le orecchie, ma attorno a lui ora è tornato il buio della notte e c’è solo silenzio. Inizia a tranquillizzarsi.
“Forse era solo un dannatissimo sogno”, pensa, mentre respira profondamente, cercando di calmarsi.
La sveglia ora segna le 04:56.
L’uomo torna a sdraiarsi e chiude gli occhi.

Ma niente, il sonno non vuole tornare, specialmente dopo quello che è successo, o che ha sognato, o che crede di aver sognato.
L’uomo punta lo sguardo istintivamente sulla sveglia, che ora segna le 04:46.
“Oh, cazzo”, pensa in un momento di lucidità, per poi scivolare nuovamente nella placida regione tra sonno e veglia.

Riapre gli occhi, all’improvviso, con la sveglia che segna le 04:33. Ora è completamente sveglio.
Ha sentito un rumore sospetto.
C’è qualcuno in bagno… nel *suo* bagno.
Fa la pipì rumorosamente, poi si lava le mani.
L’uomo a letto è terrorizzato, ancora più di prima. Trema letteralmente di paura, ripensando a tutte le storie di cronaca nera lette ultimamente.
Ora l’uomo che era in bagno ha aperto la porta. Si sta incamminando verso la camera… trascinandosi su due ciabatte, a quanto sembra dal rumore. L’uomo a letto è pazzo di paura.
La porta della camera si apre.
I due uomini si guardano in faccia a vicenda e cacciano all’unisono un urlo disumano, lo stesso urlo, con lo stesso timbro di voce.

il treno

dicembre 25th, 2017 § 0 comments § permalink

E quanto sarebbe bello, pensavo, se questo treno di pendolari, ogni mattina, mi portasse non nel paesello in cui lavoro, ma in una città diversa, a sorpresa.
Parigi, Londra, Tokyo, perché i treni dei sogni se ne fregano del mare e delle distanze.

dicembre 25th, 2017 § 0 comments § permalink

(quanta voglia d’eternità, in un caffè macchiato. le auto là fuori si fermano, i pensieri si fermano, il tempo si ferma e quasi vorresti che ti durasse per sempre, un caffè inesauribile, per non consumarti più, per non morire un po’ anche oggi.)