tic tac

luglio 23rd, 2017 § 0 comments § permalink

Il giorno in cui ho smesso di essere felice è stato il giorno in cui ho capito che avrei dovuto scegliere: il lavoro, i film, la compagnia. Tutto. E per ogni scelta fatta me ne sarei precluse altre, perché il tempo è limitato e l’orologio ticchetta, ticchetta sempre quel maledetto.
E’ stato il giorno in cui ho capito che avrei perso milioni di film, che non avrei letto milioni di libri, che non avrei conosciuto miliardi di persone.
La libertà di scelta è una gran puttana: ti invoglia con le sue grazie, ti fa credere di essere il padrone del mondo, poi il tuo tempo è finito e tanti saluti, tesorino.

Volevo con tutto me stesso diventare grande, in un mondo che mi sembrava infinito e tutto per me.
Ma non faccio altro che diventare più piccolo, ogni giorno che passa.

il cuscino

luglio 22nd, 2017 § 0 comments § permalink

E allora ti attacchi a qualsiasi cosa, come una zecca.
Ti attacchi ad una canzone, al sole che splende, al sorriso di una ragazza intravista su Facebook, una che non conosci e che magari in realtà è un barbuto cinquantenne con la pancia.
Ti attacchi ad un banale cambio di prospettiva, ti siedi a sinistra sull’autobus anziché a destra come fai sempre, soltanto per introdurre una variazione alla routine, un imprevisto, un qualcosa di nuovo.
Usi lo sguardo per cercare il bello, disperato come un cane alla ricerca del padrone. Lo trovi nelle cose più disparate: in un albero, in un fiore che cresce solitario in un praticello malandato, nella geometria delle pietre che ricoprono una piazza o un vialetto. Nella speranza che domani, per qualche strano motivo, potrebbe pure essere un giorno migliore.
Ti attacchi e cerchi il bello, ti attacchi e cerchi, cerchi e ti attacchi.
Poi ti fermi per un secondo… e trovi lo spillo, no? Ti accorgi all’improvviso, anche se in realtà già lo sapevi, che basta un nulla per sgonfiare quel gigantesco cuscino di gomma che ti schiacciava la faccia e non ti faceva respirare, che non ti faceva ridere più, che non ti faceva vedere più la vita per com’è davvero.
E finalmente riesci a pungerlo, quello stramaledetto cuscino, anche se in realtà si stava già sgonfiando da solo.
Piano piano diventa piccolo, sempre più piccolo, fino a sparire.
Fino alla prossima volta.
Tra un giorno, un mese, sei mesi, quando sarà.
Ma sempre a tradimento, quando meno te l’aspetti.

E chissà se la prossima volta lo troverai ancora, quello spillo.

al tramonto

luglio 17th, 2017 § 0 comments § permalink

E ancora una volta, al tramonto, vado sul balcone ed ascolto.
Gli ultimi bambini, nel piccolo parco giochi di fronte a casa mia, urlano anche oggi al mondo la loro gioia e la loro spensieratezza, prima di tornare a casa per la cena.
Guardo di sotto, ma dal sesto piano si vede ben poco, perché i bambini sono nascosti dagli alberi.
E poi chiudo gli occhi e inspiro forte, nell’aria fresca della sera che sta arrivando, sognando per un istante di avere davvero la possibilità di assimilarne un po’ di quella serenità, di quell’ingenuità, di quella meraviglia davanti alle cose del mondo.

E’ in momenti come questo che vorrei avere la possibilità di sfogare tutto quello che ho dentro, di gridare loro “NON CRESCETE PIU’! NON NE VALE LA PENA!” con quanto fiato ho in corpo, come se potessi davvero fare qualcosa per loro, per aiutarli, per cambiare le leggi della natura.

Poi torno nella mia stanza, alla vita quotidiana, consapevole che nemmeno stasera cambierà nulla.
Che la magia per me non esisterà più, da quando mi hanno costretto a smettere di crederci.
E che forse il paradiso è una partita di pallone, su un prato un po’ malandato, in un pomeriggio che sembra infinito.

il rispetto e la memoria

luglio 16th, 2017 § 0 comments § permalink

Stavo pensando al film su Paolo Borsellino che stavo guardando, in replica, oggi pomeriggio.
Stavo pensando a come l’hanno interrotto, all’improvviso, per pubblicizzare un rimedio contro la diarrea.
Stavo pensando a come moltissimi spettatori avranno ritenuto tutto questo “normale”, perché “tanto è solo un film” e “Mediaset fa quello che vuole”. Alle lettere di protesta che non ci saranno, ai commenti sui social che non ci saranno.
Era solo una replica in una domenica pomeriggio? No.
Era la memoria di ciò che dovremmo essere, sepolta una volta di più sotto la merda del profitto ma anche di chi dimentica, di chi si rassegna, di chi non ci crede più.
Di chi tutti i giorni uccide l’uomo e quell’uomo, ancora e ancora.

ricominciare

maggio 16th, 2017 § 0 comments § permalink

Ogni tanto mi chiedono perché io cancelli così spesso account, blog, post di Facebook… e perché io abbia la bacheca quasi vuota.
Potrei rispondere “perché sì” e chiuderla lì, anche perché ne ho parlato spesso e questi signori evidentemente non sono stati attenti, ma forse qualche riflessione in più dovrei farla.
Al di là dei soliti motivi che elenco sempre (più che altro il disagio di scrivere racconti e pensieri in pubblico, unito ad una certa nausea crescente per il mondo dei social in generale), c’è qualcos’altro, qualcosa di ben più importante.
C’è una voglia di libertà, di ricominciare, di non sentirmi più prigioniero della vita che sto conducendo.
E allora distruggere un blog o una serie di post diventa anche un modo per illudermi, per qualche istante, di tenere ancora le redini io. Di essere libero, di avere ancora la forza per spezzare qualche catena.
Anche quelle totalmente virtuali, che mi legano ad un account.1